L’altro da me – L’altro di me

Il tema del doppio mi affascina e cattura, si ritrova in letteratura, in filosofia, in psicoanalisi.
Nello sviluppo psichico del bambino l’apertura dell’unità fusionale con la madre che permette l’acquisizione dell’identità del neonato, avviene attraverso la costituzione di un doppio, doppio di madre-doppio di sé.
“L’acquisizione della possibilità di costituire un “altro” radicalmente esterno al sé va poi di pari passo con la costituzione, anche, di un doppio interno che finisce per configurarsi come alterità interna.” (cit. Il doppio e l’estraneo nella costituzione dell’identità – B. Allain-Dupré, G. Maffei – Napoli 1999).
Un doppio come passaggio all’alterità, per ritornare al sé, alla ricerca di una individuazione personale.
Durante il lungo isolamento Covid ho cominciato a scattare foto a coppie di fiori, attratta dalla loro apparente gemellarità, che mi rimandavano sul piano simbolico a quella trasformazione che la solitudine forzata attuava in me, quella messa in scena dell’alterità che nella solitudine scoprivo. Io, e ciò che cambiava in me, si trasformava, evocato dalla dilatazione del tempo e degli spazi interamente percorsi da me sola, e che mi conduceva ad un nuovo assetto psichico ad una nuova apertura di senso. La ricerca dell’altro da me in una condizione di solitudine completa mi portava alla scoperta dell’altro di me: i fiori nei miei scatti erano e sono, specchio di questo dialogo.